Riporto un interessante report CEDEFOP (L'agenzia europea per la formazione) relativo all'obsolesecenza delle competenze dei lavoratori, con qualche accenno di indicazioni su come ridurre tale obsolescenza.
Per il report cliccare qui.
17 settembre 2012
28 maggio 2012
Pillola di RU
La gestione delle Risorse Umane in Francia è una scienza evoluta che si preoccupa di tutte le fasi del rapporto di lavoro: dalla scrittura del CV... all'assunzione, alla gestione del rapporto nei vari aspetti.
Posto qui un link ad un interessante articolo multimediale de l'Express che tratta del conflitto tra due persone in azienda.
Disponibile a parlarne più in dettaglio
Posto qui un link ad un interessante articolo multimediale de l'Express che tratta del conflitto tra due persone in azienda.
Disponibile a parlarne più in dettaglio
04 maggio 2012
17 febbraio 2012
Pensioni ritardate o Invecchiamento attivo?
Posto un testo scritto a dicembre 2011
A
una settimana dal consiglio dei Ministri dello scorso 4 dicembre, la situazione
è chiara a tutti: l’età media dei lavoratori italiani si alzerà. Questo perché
un numero considerevole di baby boomers, i “ragazzi” nati negli anni seguenti
il 1948, dovrà aspettare più del previsto per raggiungere il momento agognato
della messa a riposo.
In
prima battuta i detrattori di questa decisione chiamano in causa il rischio di
disoccupazione giovanile: sembrerebbe infatti evidente che la permanenza di
anziani al lavoro rappresenta un vero e proprio tappo che impedisce l’accesso
di giovani. Altri scherzano sul fatto che gli uffici dovranno essere dotati di
cateteri ed altri equipaggiamenti ad uso geriatrico.
Più
o meno serie, tutte queste posizioni esprimono, oltre ad una naturale
opposizione ad una norma che prevede un allungamento della vita lavorativa
obbligatoria, il timore che il permanere per più tempo al lavoro rappresenti
uno sforzo difficilmente supportabile per i lavoratori.
Di
fronte a questi timori degli individui quali debbono essere le preoccupazioni
delle organizzazioni ed in particolare delle aziende?
Di sicuro non si potrà semplicemente far finta
di niente, e né la prolungata aspettativa di vita, né le norme sui lavori
usuranti potranno ovviare ad un dato di fatto: nei prossimi anni le
organizzazioni dovranno fare i conti con un certo numero di lavoratori un po’
più stanchi di lavorare, un po’ più demotivati e sicuramente delusi di come
sono andate le cose. Le organizzazioni
che occupano questi “mancati pensionati” potranno scegliere tra due diversi
atteggiamenti: subire il problema passivamente, oppure prenderlo in mano e
gestirlo.
Così
come hanno già timidamente cominciato a fare alcuni enti pubblici, anche le
aziende saranno chiamate ad impegnarsi nella gestione del cosiddetto
invecchiamento attivo in azienda: un mix di tecniche motivazionali, revisione
dei processi organizzativi e attenzione alle esigenze di un individuo che vede
progressivamente ridurre il proprio potenziale, le proprie forze. L’Italia non
sarà sola in questo percorso, già avviato in molto altri paesi europei, dove la
questione di un ruolo attivo degli anziani nella società è stato posto da
tempo, non solo in risposta ad una prolungata vita lavorativa bensì come
elemento di una civiltà caratterizzata da un importante crescita
dell’aspettativa di vita.
Ma
questo potrebbe non bastare ancora. In alcune attività lavorative, il crescere
dell’età diventa un vero e proprio ostacolo. A quel punto potrebbe rendersi
necessario un processo di mobilità verso lavori più adatti a persone anziane.
Un processo non facile da gestire, per la necessità di prevedere azioni
orientative e formative, che le aziende non sono sicuramente in grado di
gestire da sole. Gli enti formativi e quelli che si occupano di collocamento
lavorativo, pubblici o privati che siano, dovranno diventare attori attivi in
questo processo.
In
conclusione, è evidente che una misura, come questa decisa dal governo, non
porta semplicemente un risparmio, ma impone anche di cercare soluzioni a nuove
problematiche. Il mondo imprenditoriale, abituato a raccogliere le sfide, saprà
farlo anche in questa occasione. E’ fondamentale che non venga lasciato solo. E
soprattutto, tutti gli attori dovranno muoversi molto velocemente. Infatti, la
Commissione Europea ha sancito che il 2012 sia l’Anno dell’Invecchiamento
Attivo. Questo significa che saranno dedicate molte risorse per affrontare il
tema. Vi saranno incontri e convegni, ma verranno previsti anche finanziamenti
per sperimentare soluzioni, attivare servizi, consentire un invecchiamento
attivo che dia il massimo di soddisfazione agli individui e diventi una
opportunità anche per le aziende.
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active ageing,
competenze,
economia,
lavoro
07 febbraio 2012
Ammortizzatori sociali in Europa
Riporto questo articolo, con qualche riserva sulla fonte, ma perché sembra essere un buon spunto di riflessione
25 novembre 2011
L'importanza di strutturare il mercato del lavoro
Perché non rendere più efficace la formazione professionale e potenziare gli strumenti di incontro tra domanda e offerta di lavoro provvedendo a colmare le carenze strutturali di base. Perché non pretendere che finalmente venga definito un repertorio professionale organizzato per competenze, come succede in molte Regioni italiane e, ormai, in tutti paesi europei e del mondo, occidentale e non solo.
A questi profili professionali potrebbero corrispondere profili formativi e di apprendistato consentendo così di porre l’attenzione delle attività di formazione sulla sostanza più che sugli aspetti procedurali (non interessa che l’idraulico abbia seguito un corso di 200 ore, ma piuttosto che sia in grado di progettare un impianto civile o industriale). Ma l’esistenza di questi repertori consentirebbe anche di applicare modelli di validazione delle competenze dall'esperienza, consentendo di rendere immediatamente disponibili le conoscenze e le capacità che il lavoratore ha acquisito anche al di fuori dei percorsi ufficiale e tradizionali: quelli che si vedono sul curriculum; oppure di attivare sistemi di bilancio di competenze in azienda, che consentano di far incontrare i bisogni dell’azienda con le attitudini dei singoli lavoratori, facilitando in tal modo un fidelizzazione del rapporto slegata da elementi puramente monetari.
I vantaggi che possono derivare da tali strumenti sono molteplici, ci limitiamo qui a ad elencarne alcuni:
- Valorizzazione delle risorse umani disponibili sul territorio (essere in grado cioè di sapere chi c’è e che competenze ha)
- Miglior utilizzo delle professionalità esistenti, come frutto di un miglior incontro tra domanda e offerta di lavoro
- Recupero, a favore del sistema produttivo, delle conoscenze che le nuove tecnologie contribuiscono a diffondere in modo più esteso di quanto possano fare i tradizionali sistemi di trasmissione del sapere
- Focus sulla sostanza dell’attività formativa piuttosto che sugli aspetti procedurali
- Chiarificazione dei metodi di gestione e valutazione delle risorse umane negli ambiti produttivi, concentrando l’attenzione sul sapere, saper fare e saper essere dei lavoratori rispetti al loro ambiente di lavoro.
20 giugno 2011
L'Italia peggiore
Alessandro, 9 anni, sentendo in televisione che un tizio interpella gente definendola "l'Italia peggiore": "Eh, ma l'Italia è una. Non è che possiamo scegliercela".
Alla facciaccia di chi alimenta lo scontro...
Alla facciaccia di chi alimenta lo scontro...
09 giugno 2011
http://www.economist.com/node/18805327?story_id=18805327
http://www.economist.com/node/18805327?story_id=18805327
Un giudizio severo sull'operato del governo, e brutte prospettive per l'Italia
Un giudizio severo sull'operato del governo, e brutte prospettive per l'Italia
18 maggio 2011
Riconoscimento delle qualifiche professionali
Mentre per qualunque lavoratore è importante rendere visibili le proprie competenze, per alcuni è fondamentale che sia riconosciuta, formalmente, la propria qualifica professionale.
Il Ministero per le Politiche Comunitarie ha pubblicato questa guida al cittadino che decida di portare a livello europeo la propria professione.
Il Ministero per le Politiche Comunitarie ha pubblicato questa guida al cittadino che decida di portare a livello europeo la propria professione.
Etichette:
active ageing,
competenze,
europa,
futuro,
lavoro
19 aprile 2011
La gestione delle competenze
Cosa serve ad una azienda per reclutare la persona giusta? O per definire un sistema di misurazione delle competenze presenti in azienda? Cosa serve ad una agenzia di formazione per definire percorsi formativi rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro? Come facilitare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro?
La risposta è sempre la stessa: dei profili professionali per competenze.
Suggeriamo la visione di questo sito dell'ISFOL che per il Ministero del Lavoro, in vista della definizione di un quadro nazionale delle qualifiche presenta lo stato dell'arte in Italia.
clicca qui
Aggiornamento: con dlgs 13/2013 viene istituito il Repertorio Nazionale della Competenze. Ci siamo quasi. ISFOL sta lavorando alla definizione dello stesso che saraà composto dai vari repertori regionali esistenti.
La risposta è sempre la stessa: dei profili professionali per competenze.
Suggeriamo la visione di questo sito dell'ISFOL che per il Ministero del Lavoro, in vista della definizione di un quadro nazionale delle qualifiche presenta lo stato dell'arte in Italia.
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Aggiornamento: con dlgs 13/2013 viene istituito il Repertorio Nazionale della Competenze. Ci siamo quasi. ISFOL sta lavorando alla definizione dello stesso che saraà composto dai vari repertori regionali esistenti.
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